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PASTELLO di Stellario Panarello Creatività&Comunicazione - Foto, Aforismi, Vignette, Pubblicita', Letteratura, Poesie, Racconti, Didattica
Letteratura - Racconti e Poesie
Il Re Giusto di Stellario Panarello
C'era una volta un eroe di nome Giusto. A furia di combattere, si conquistò un Regno.
A Giusto occorreva ora dare un'amministrazione al popolo che lo aveva nominato re.
Consapevoli di ciò, molti cercarono di fargli giungere appelli per assicurarsi i posti più ambiti e meglio remunerati.
Ma il re Giusto, volendo essere giusto, prese una decisione, che ritenne salomonica.
Fece preparare due urne. In una c'erano dei biglietti con i nomi di tutte le persone abili al lavoro. Nell'altra, altrettanti rotolini, ognuno col nome di una professione.
Quindi, estraendo un nominativo da un'urna, e un “mestiere” dall'altra, procedette all'abbinamento.
Così facendo, pensava il re Giusto, a decidere sarebbe stato il caso, non la raccomandazione.
Il re Giusto era sicuro che il suo regno avrebbe prosperato. Ma così non fu.
Un anno dopo, gli affari languivano, il popolo era scontento, i nemici minacciavano i confini, e nelle casse dello stato si intravedeva il fondo.
Insoddisfatto dei suggerimenti del Gran Consigliere, il re Giusto fece chiamare il Saggio della foresta: un vecchio che viveva solo, in una capanna, da un numero ormai dimenticato di anni.
Quando giunse al castello, il Vecchio Saggio disse al re: “Fai venire al Palazzo Beppe il fabbro, Gianni il falegname e Carlo, il comandante dell'esercito. Io vado a riposare dal viaggio. Chiamami quando saranno tutti al tuo cospetto.”
Così fu fatto.
Il Vecchio Saggio interrogò allora Beppe il fabbro.
“Come vanno gli affari?”
“Male. Il mio lavoro richiede molta energia, ma la gente non sa chiedere quello che vuole, e, alla fine, è sempre scontenta della mia opera. Spesso, ultimamente, non ha i soldi per pagarmi.
Non mi resta che vivere di sogni.”
“E cosa sogni?”, chiese il re Giusto incuriosito, perché aveva sempre pensato che il popolo non sognasse.
“Sogno di coltivare la terra, di irrigarla, di curare le piante e gli alberi, e di venderne i frutti.
È un sogno bellissimo.”
Poi il saggio interpellò Gianni, il falegname: “Come vanno i tuoi affari?”
“Male”, mormorò Gianni. “Spesso gli arnesi che fabbrico non funzionano bene, i miei mobili si rifiutano di reggersi in piedi e i miei clienti diminuiscono a vista d'occhio. Mi restano pochi soldi per mangiare, molto tempo per dormire e ...”
“Sogni anche tu, per caso?”, lo interruppe il re Giusto.
“Sì, Ma-maestà”, balbettò Gianni. “Sogno di impastare la farina, e di sfornarne pagnotte fragranti.”
“E a te”, domandò il Saggio a Carlo, “come vanno le cose?”
“Male”, cantilenò il comandante. “I soldati sono male addestrati, male armati e temono la guerra. Non mi resta che fare castelli in aria.”
“Che vuoi dire?”, interloquì il re Giusto, indispettito.
“Beh”, spiegò Carlo, "passo molto tempo ad immaginare di dirigere una grande cucina, e preparare pietanze squisite.”
“Adesso”, mormorò il vecchio saggio al re, “è giunto per me il tempo di tornare alla mia capanna nella foresta. Se fra un anno sarai ancora il re di questo regno, saprò che decisione avrai preso.”
Il re non ebbe più bisogno di disturbare il Vecchio Saggio.
Un anno dopo, il popolo era felice, i nemici in fuga, le casse piene.
Beppe faceva il contadino, Gianni il fornaio e Carlo, il cuoco del castello.
Ogni altra persona, adesso, faceva quello che aveva sempre sognato di fare.
Ed io continuo a sognare che questa fiaba divenga realtà.
Palermo, 29.6.1996
Preziosità
I tuoi attimi di gioia durano … un attimo.
Loro, invece, ti accompagnano per sempre.
I tuoi beni terreni possono essere rubati
o andar distrutti.
Loro sono protetti contro tutti e tutto.
La tua giovinezza vola via
come rondine a primavera.
Loro non invecchiano mai.
E se col tempo perderanno un po' di smalto,
basterà una vecchia foto a farli risplendere.
Per scaldare il tuo cuore.
E dare un po' di luce ai tuoi giorni.
Come il dolce baluginìo delle stelle.
Sì. Sono i tuoi ricordi.
(Stellario Panarello, 1999)
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