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LA GRECIA ANTICA


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La civiltà cretese

La civiltà micenea

Le poleis

Le guerre Greco-Persiane

Sparta contro Atene

Alessandro il Grande



La civiltà cretese
Nel III millennio a.C., mentre fiorivano le grandi civiltà continentali dell'Egitto faraonico e della Mesopotamia, le isole e le coste circostanti il mare Egeo rappresentavano una regione periferica, percorsa da ignote popolazioni provenienti forse dall'Asia Minore. Uno di questi movimenti migratori diede luogo nell'isola di Creta a una civiltà che si sarebbe presto imposta come potenza mercantile sul Mediterraneo. La civiltà cretese ci è nota quasi esclusivamente grazie agli scavi archeologici, che hanno riportato alla luce grandiosi palazzi in diverse località dell'isola (in particolare a Cnosso e a Festo) e molteplici testimonianze della vivace attività economica che determinò la diffusione dei manufatti cretesi (in particolare delle ceramiche) in molti dei principali porti del Mediterraneo. Gli storici greci, che pure si riconoscevano eredi dei Cretesi, ci hanno lasciato di questa civiltà soltanto una rappresentazione mitica, legata alla figura del sovrano Minosse (da cui essa è detta anche minoica); essi conservavano però il ricordo di quel lungo periodo, protrattosi dal 1900 al 1450 a.C. circa, durante il quale l'irradiarsi della civiltà minoica nel Mediterraneo assicurò a Creta un vero e proprio «dominio del mare» (talassocrazia) non solo economico ma anche politico.
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La civiltà micenea
Intorno al 1450 tuttavia questa civiltà ebbe termine a causa di un'invasione o forse della progressiva penetrazione di nuove genti (alcuni storici sostengono che l'improvvisa fine della civiltà cetese sia dovuta al terribile maremoto che sconvolse l'Egeo per l'esplosione del vulcano dell'isola di Santorino). Fin dall'inizio del II millennio a.C. infatti, la penisola balcanica (e più in generale l'intera Europa) era stata interessata dalla discesa di popolazioni di lingua indoeuropea provenienti dall'Asia centrale. Tra di loro gli achei, popolo di lingua indoeuropea, che si stabilirono in Grecia: nell'Attica, in Beozia, in Messenia, ma soprattutto in Argolide, dove si trova Micene, uno dei centri maggiori di questa civiltà, che è detta perciò micenea. In origine nomadi e pastori gli achei, o micenei, assimilarono la civiltà delle popolazioni preesistenti ed estesero il proprio dominio anche sul mare, ereditando la posizione egemonica che era stata un tempo dei cretesi. Diedero vita a monarchie fortemente accentrate la cui struttura politica e sociale è ricostruibile grazie ai grandi archivi conservati fino a oggi di numerosissime tavolette di argilla incise con la scrittura nota come Lineare B. Tra il 1450 e il 1200 a.C., ampliarono i loro commerci e la loro influenza sia a occidente, fino al mar Tirreno, sia a oriente, fino al mar Nero (e il conflitto tra i micenei e le popolazioni locali per il controllo dello stretto dei Dardanelli costituisce forse il nucleo originario dei poemi omerici sulla guerra di Troia).
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Le Poleis
Intorno al XII sec. a.C., anche la civiltà micenea tramontò, forse, come sostenevano gli storici greci, per l'invasione dei dori (con eoli e ioni, le tre stirpi storiche della Grecia).
Si aprì allora un periodo, lungo oltre tre secoli (XII-IX), scarsamente documentato (ed è perciò chiamato "medioevo ellenico"), ma durante il quale si dovettero avviare i mutamenti politici e culturali che avrebbero dato luogo agli aspetti originali della civiltà greca.
All'inizio dell'età successiva, indicata come età arcaica (secc. VIII-VI a.C.), la civiltà greca si presenta caratterizzata da strutture politiche e processi storici di cui si ignorano ancora origine e cronologia. Venute meno le vecchie monarchie micenee, insediate nei grandi palazzi, cominciò a formarsi la poleis (in greco «città»): una comunità indipendente e sovrana di liberi cittadini, distribuiti in un centro urbano e nel territorio circostante e uniti dal rispetto di leggi e culti religiosi comuni. Nelle poleis, il potere delle grandi famiglie aristocratiche, detentrici della proprietà terriera e delle tradizioni giuridiche orali, fu poi messo dall'emergere degli strati sociali inferiori, in un quadro di forte dinamismo politico ed economico. Un contributo importante all'ascesa delle classi medie venne innanzitutto dalle innovazioni delle tecniche militari, nelle quali i combattimenti individuali, propri della cavalleria aristocratica, lasciarono il posto alla fanteria pesante, il cui successo era affidato alla solidarietà e alla disciplina di gruppo degli opliti (soldati). Altrettanto importante in tal senso fu il fenomeno della colonizzazione: già durante i secc. XI e X le coste occidentali dell'Asia Minore erano state raggiunte da greci delle diverse stirpi che vi fondarono città come Smirne, Mileto e Alicarnasso. Il flusso migratorio riprese nei secc. VIII-VI, sospinto dall'instabilità politica e sociale delle città greche e dalla crescita demografica; in quest'epoca i coloni greci si spinsero a Occidente, fondando città sulle coste dell'Italia meridionale, della Gallia, della Spagna e dell'Africa settentrionale, e ad Oriente, nella zona degli Stretti e del mar Nero. Le nuove fondazioni, legate da vincoli culturali e religiosi con la madrepatria, ma politicamente indipendenti, favorirono in Grecia lo sviluppo dell'artigianato della navigazione e dei commerci, e contribuirono a modificare la situazione economica e sociale complessiva, aggravando la crisi dell'aristocrazia.
I conflitti sociali, spesso assai aspri, furono risolti dall'azione di legislatori, come Licurgo a Sparta e Draconte ad Atene, grandi figure, rivestite di un alone mitico, alle quali la tradizione attribuisce le principali istituzioni politiche e militari. In altri casi invece le tensioni si radicalizzarono, sfociando nell'assunzione del potere da parte di un tiranno, di solito un esponente della nobiltà che si faceva interprete delle esigenze dei ceti inferiori.
Alla fine dell'età arcaica, il quadro politico del mondo greco appare già dominato dai due modelli contrapposti di Atene e Sparta. A Sparta, si era conservata un'organizzazione istituzionale e sociale rigidamente aristocratica, basata sul predominio di una minoranza dedita alla vita militare (gli spartiati) su una massa di lavoratori della terra (gli iloti), residenti nelle regioni del Peloponneso progressivamente assoggettate. Viceversa Atene, dopo una prima fase monarchica (cui è legato il nome di Teseo), mutò via via la propria costituzione, in seguito agli interventi legislativi di Draconte e di Solone, alle riforme dei tiranni Pisistrato e Ippia, fino ai radicali mutamenti apportati da Clistene, che introdusse un ordinamento di tipo democratico. In altre regioni della penisola ellenica, come la Tessaglia, l'Etolia, la Beozia e l'Arcadia, era mancato lo sviluppo delle poleis e si conservava l'organizzazione tribale propria dell'età arcaica, mentre nelle colonie greche dell'occidente prevalevano i regimi tirannici (per esempio a Reggio, a Siracusa e ad Agrigento). Infine, le città greche sorte in Asia erano cadute sotto il dominio dei persiani, i quali, guidati dai grandi sovrani achemenidi Ciro, Cambise e Dario, in meno di un secolo avevano abbattuto il potere dei medi e dei babilonesi, creando un vastissimo impero.
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Le guerre Greco-Persiane
La rivolta delle città greche dell'Asia Minore, desiderose di riconquistare la propria libertà e di sottrarsi al tributo dovuto ai persiani, costituì l'inizio di uno degli avvenimenti più importanti di tutta la storia greca, le guerre persiane. Il re Dario, soffocata l'insurrezione, organizzò una spedizione punitiva contro la Grecia, ma, nonostante l'ampia superiorità numerica del suo esercito, fu duramente sconfitto a Maratona dagli opliti guidati da Milziade (490). Dieci anni dopo, Serse, succeduto al padre Dario, rinnovò l'attacco contro la Grecia intera, con una grandiosa spedizione di terra appoggiata dalla flotta, e travolse la resistenza dei greci alle Termopili, ma fu infine sconfitto nel decisivo scontro navale a Salamina (480); le navi piccole e agili dei greci distrussero le enormi e lente navi persiane. Se le guerre Greco-Persiane avessero avuto un diverso risultato, la nostra storia sarebbe stata profondamente diversa, forse l'Italia sarebbe stata simile ad uno stato islamico odierno.
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Sparta contro Atene
Negli anni successivi alla vittoria sui persiani, Sparta, punto di riferimento per tutte le forze aristocratiche del mondo greco, vide la sua potenza ridimensionata all' interno del Peloponneso. Atene invece assunse un ruolo nuovo nel sistema dei rapporti fra le poleis: la funzione di coordinamento fra alleati, che essa aveva avuto durante la guerra, si trasformò nell'egemonia ateniese sulle altre città, che furono riunite in una lega e dirette secondo un disegno imperialistico, orientato non più a difendere la grecità dall'espansionismo persiano, ma ad abbattere la potenza di Sparta. Questa politica, avviata da Temistocle, il vincitore di Salamina, fu continuata da Pericle, per oltre trent'anni capo del partito democratico ateniese: egli, superando l'opposizione degli aristocratici filospartani, attuò riforme radicalmente democratiche, introducendo, in particolare, la retribuzione per le cariche pubbliche, che divenivano così accessibili anche ai ceti meno abbienti, e assicurò ad Atene un periodo di straordinaria prosperità. Lo scontro con Sparta divenne tuttavia inevitabile, e scoppiò in effetti nel 431, protraendosi per fasi successive fino al 404: la guerra, nota come peloponnesiaca, coinvolse nelle due contrapposte coalizioni gran parte del mondo greco, che ne uscì profondamente sconvolto. Nel primo anno del conflitto, su Atene si abbatté una gravissima epidemia di peste, nella quale morì anche Pericle, ma a volgere la città verso la definitiva sconfitta fu soprattutto la decisione, ispirata da Alcibiade, di portare la guerra anche in Sicilia, attaccando Siracusa, alleata di Sparta. La spedizione (415-413) ebbe un esito disastroso e gettò Atene in uno stato di estrema instabilità interna. Nel giro di pochi anni, Sparta, sostenuta anche dai finanziamenti del vecchio nemico persiano, ottenne la vittoria finale.
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Alessandro il grande
Ma col tramonto dell'egemonia ateniese, non finirono tuttavia le difficoltà per i greci: gli spartani si mostrarono incapaci di gestire come potenza dominante il composito mondo delle libere poleis, in perenne disaccordo le une con le altre e divise anche al loro interno fra gli oligarchici, favorevoli al nuovo assetto, e i democratici che, benché provati ovunque dalla guerra, non tardarono a riorganizzare una politica antispartana. Questa ebbe infine successo nel 371 a.C., quando l'esercito della città di Tebe, organizzato secondo tecniche innovative dal generale Epaminonda, sconfisse a Leuttra le forze spartane abbattendone definitivamente il predominio. Anche il periodo di egemonia tebana che si apriva allora risultò effimero e del tutto inadeguato ad arginare la progressiva disgregazione del mondo greco.
Ad avvantaggiarsi dei conflitti interni furono i persiani, che già nel 386 a.C. avevano imposto un trattato, in base al quale le città greche dell'Asia tornavano di fatto sotto la loro sovranità.
Ma l'ascesa di un nuovo protagonista, rimasto fino ad allora alla periferia del mondo greco, impresse una svolta decisiva al corso della storia antica. Nel regno di Macedonia, fin dal 359 a.C. aveva assunto la guida dello stato Filippo II, che concepì con energia il disegno di unificare sotto il proprio potere le città elleniche e di guidarle nella guerra contro la Persia. L'ostilità con cui questa politica fu accolta da una parte del mondo greco (ispirata soprattutto da Demostene), fu piegata da Filippo con le armi nella battaglia di Cheronea (338 a.C.); due anni dopo, l'assassinio del sovrano macedone non impedì ad Alessandro, il suo figlio ventenne, di realizzare il progetto paterno. Completata la sottomissione della Grecia, egli riuscì, con una grandiosa impresa protrattasi per dieci anni (334-324 a.C.), ad assoggettare l'intero territorio persiano fino al fiume Indo e a creare un impero che riuniva per la prima volta l'Oriente con l'Occidente in una dimensione universale. Già nel 323 a.C. Alessandro morì prematuramente e il suo vastissimo impero fu infine suddiviso fra i suoi generali (i Diadochi o «successori»), che diedero vita a numerosi stati indipendenti (tra i quali i maggiori furono i regni d'Egitto, di Siria e di Macedonia).
Si apriva allora l'età ellenistica, durante la quale il mondo greco entrò in contatto con l'Oriente, dando luogo a una civiltà originale. A partire dal II secolo a.C. infine, i regni ellenistici caddero progressivamente sotto il dominio dei romani, i quali inizialmente si presentarono come tutori della libertà per le città greche (così proclamò il console T. Quinzio Flaminino nel 196 a.C., alla fine della seconda guerra macedonica), ma perseguirono poi un progetto di sottomissione, sancito nel 146 a.C. con la conquista e distruzione della città di Corinto.
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