Cresciuto nell'Atalanta, ha esordito in serie A nella
stagione 1965/66, il 5 settembre, nella gara Atalanta-Fiorentina (1-1);
è passato al Bologna nella stagione 1968/69 ed è rimasto
in rossoblu fino al 1975, prima di essere ceduto al Napoli per quello
che, all'epoca, rappresentò il trasferimento del secolo, 2 miliardi
di valutazione. Tornerà a Bologna nella stagione 1979/80, ma
sarà un anno sfortunato per lui e per la squadra. Beppegol,
si può dire, chiuse la sua storia con il Bologna nel 1975,
quello che tornò nel 1979 era un Giuseppe Savoldi normale, alla
fine della carriera, coatta, per via dello scandalo del calcio-scommesse
che lo coinvolse; Savoldi fu squalificato per 3 anni e mezzo (poi ridotti
a 2) ed il Bologna penalizzato di 5 punti per una storia di partite
"addomesticate", una brutta storia.
Beppegol ha giocato, complessivamente,
230 partite realizzando 96 reti in rossoblu (168 se si considerano tutte
le gare ufficiali), ha vinto 2 Coppe Italia ed una di Lega Italo-Inglese.
Ha giocato una partita in Nazionale mentre indossava
la maglia del Bologna, altre tre mentre militava nel Napoli; la sua
storia in Nazionale è stata condizionata dalla concorrenza di
Boninsegna e Riva, rivali dell'Inter e del Cagliari.
Sav
A Bologna arriva, come detto, nel 1968; il Presidente
è appena diventato Raimondo Venturi che opera una vera e propria
rivoluzione societaria. Viene lasciato libero Gipo Viani e la conduzione
tecnica viene affidata a Cesarino Cervellati, vengono ceduti Helmut
Haller alla Juve, Tumburus al Vicenza, Fogli al Milan e Clerici all'Atalanta.
In cambio arrivano Gregori dal Vicenza, Cresci dal Milan (via Varese),
Mujesan dal Bari ed appunto Beppe Savoldi dall'Atalanta.
Il ragazzo è non molto alto, (1,76 cm), ha una
corsa strana (leggermente a gambe larghe) che gli affibbia immediatamente
il soprannome di "brutto anatroccolo". I guai fisici di Ezio Pascutti
agevolano l'esordio di Beppe in rossoblu, che avviene a Vicenza in una
partita persa per 1-0 (clamoroso gol dell'ex Paride Tumburus); siamo
alla seconda di campionato e Beppe gioca con il numero 9 accanto a Quadalti
in un Bologna ancora sperimentale.
Nei primi due anni Savoldi sarà spalla di Mujesan,
centravanti titolare, poi l'attaccante triestino verrà ceduto
per far posto a quel giocatore che diventerà il più amato
dai tifosi bolognesi degli ultimi trent'anni.
Savoldi era un mancino puro, non alto, ma fortissimo
di testa potendo giovare di un'impressionante elevazione, che sfruttava
grazie ai cross di Fedele e Landini; centravanti d'area, dotato di fiuto
del gol era infallibile dal dischetto del rigore..)
Capocannoniere nel 1973 con 17 reti, alla pari di Rivera
e Pulici.
Amatissimo dai tifosi rossoblu che gli dedicarono parecchi
cori, negli anni in cui nascevano i gruppi ultras nelle curve:
"Dio perdona, Beppe no!" - "Bonimba pistola, Beppe ti fa scuola" i più
gettonati dai Forever Ultras, gruppo nato nel 1974, proprio accompagnando
i gol di Beppe.
Savoldi, sempre puntuale al gol, ne realizzò
anche uno non convalidato dall'arbitro sebbene entrato in rete regolarmente;
un raccatapalle di Ascoli, appoggiato al palo, calciò fuori il
pallone, clamorosamente non visto da Barbaresco, arbitro dell'incontro
finito 1-3 per i bolognesi nella stagione 74/75. Un episodio curioso
entrato nella storia del calcio.
Nella finale di Coppa Italia 1974, Beppe realizzò
il rigore che al 90° minuto permise ai rossoblu di andare prima ai supplementari
e poi ai calci dal dischetto per vincere la Coppa ai danni del Palermo.
Un gol importante, realizzato (come tanti altri) al
servizio di una squadra non più in grado, da tempo, di competere
per lo scudetto. Una squadra in declino, affidata alla Presidenza di
Luciano Conti che nell'ultimo giorno del calcio-mercato dell'estate
1975 commise un delitto imperdonabile dagli appassionati tifosi bolognesi.
Erano le 19,45 di sera quando la radio annunciò la cessione di
Savoldi al Napoli in cambio di Clerici, Rampanti e 800 milioni, per
una valutazione globale di 2 miliardi.
A quella notizia furono in molti a piangere. E non
era solo una questione di gol.
Gianfranco Ronchi (gronchi@iol.it)