I CAMPIONI ROSSOBLU
GIUSEPPE SAVOLDI

Sansone Bergamasco, nato a Gorlago il 21 gennaio 1947.

Cresciuto nell'Atalanta, ha esordito in serie A nella stagione 1965/66, il 5 settembre, nella gara Atalanta-Fiorentina (1-1); è passato al Bologna nella stagione 1968/69 ed è rimasto in rossoblu fino al 1975, prima di essere ceduto al Napoli per quello che, all'epoca, rappresentò il trasferimento del secolo, 2 miliardi di valutazione. Tornerà a Bologna nella stagione 1979/80, ma sarà un anno sfortunato per lui e per la squadra. Beppegol, si può dire, chiuse la sua storia con il Bologna nel 1975, quello che tornò nel 1979 era un Giuseppe Savoldi normale, alla fine della carriera, coatta, per via dello scandalo del calcio-scommesse che lo coinvolse; Savoldi fu squalificato per 3 anni e mezzo (poi ridotti a 2) ed il Bologna penalizzato di 5 punti per una storia di partite "addomesticate", una brutta storia.

SansoneBeppegol ha giocato, complessivamente, 230 partite realizzando 96 reti in rossoblu (168 se si considerano tutte le gare ufficiali), ha vinto 2 Coppe Italia ed una di Lega Italo-Inglese.

Ha giocato una partita in Nazionale mentre indossava la maglia del Bologna, altre tre mentre militava nel Napoli; la sua storia in Nazionale è stata condizionata dalla concorrenza di Boninsegna e Riva, rivali dell'Inter e del Cagliari. Sav

A Bologna arriva, come detto, nel 1968; il Presidente è appena diventato Raimondo Venturi che opera una vera e propria rivoluzione societaria. Viene lasciato libero Gipo Viani e la conduzione tecnica viene affidata a Cesarino Cervellati, vengono ceduti Helmut Haller alla Juve, Tumburus al Vicenza, Fogli al Milan e Clerici all'Atalanta. In cambio arrivano Gregori dal Vicenza, Cresci dal Milan (via Varese), Mujesan dal Bari ed appunto Beppe Savoldi dall'Atalanta.

Il ragazzo è non molto alto, (1,76 cm), ha una corsa strana (leggermente a gambe larghe) che gli affibbia immediatamente il soprannome di "brutto anatroccolo". I guai fisici di Ezio Pascutti agevolano l'esordio di Beppe in rossoblu, che avviene a Vicenza in una partita persa per 1-0 (clamoroso gol dell'ex Paride Tumburus); siamo alla seconda di campionato e Beppe gioca con il numero 9 accanto a Quadalti in un Bologna ancora sperimentale.

Sansone Nei primi due anni Savoldi sarà spalla di Mujesan, centravanti titolare, poi l'attaccante triestino verrà ceduto per far posto a quel giocatore che diventerà il più amato dai tifosi bolognesi degli ultimi trent'anni.

Savoldi era un mancino puro, non alto, ma fortissimo di testa potendo giovare di un'impressionante elevazione, che sfruttava grazie ai cross di Fedele e Landini; centravanti d'area, dotato di fiuto del gol era infallibile dal dischetto del rigore..)

Capocannoniere nel 1973 con 17 reti, alla pari di Rivera e Pulici.

Amatissimo dai tifosi rossoblu che gli dedicarono parecchi cori, negli anni in cui nascevano i gruppi ultras nelle curve: "Dio perdona, Beppe no!" - "Bonimba pistola, Beppe ti fa scuola" i più gettonati dai Forever Ultras, gruppo nato nel 1974, proprio accompagnando i gol di Beppe.

Savoldi, sempre puntuale al gol, ne realizzò anche uno non convalidato dall'arbitro sebbene entrato in rete regolarmente; un raccatapalle di Ascoli, appoggiato al palo, calciò fuori il pallone, clamorosamente non visto da Barbaresco, arbitro dell'incontro finito 1-3 per i bolognesi nella stagione 74/75. Un episodio curioso entrato nella storia del calcio.

Sansone Nella finale di Coppa Italia 1974, Beppe realizzò il rigore che al 90° minuto permise ai rossoblu di andare prima ai supplementari e poi ai calci dal dischetto per vincere la Coppa ai danni del Palermo.

Un gol importante, realizzato (come tanti altri) al servizio di una squadra non più in grado, da tempo, di competere per lo scudetto. Una squadra in declino, affidata alla Presidenza di Luciano Conti che nell'ultimo giorno del calcio-mercato dell'estate 1975 commise un delitto imperdonabile dagli appassionati tifosi bolognesi. Erano le 19,45 di sera quando la radio annunciò la cessione di Savoldi al Napoli in cambio di Clerici, Rampanti e 800 milioni, per una valutazione globale di 2 miliardi.

A quella notizia furono in molti a piangere. E non era solo una questione di gol.

Gianfranco Ronchi (gronchi@iol.it)


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