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Il più grande di tutti
Insieme ad altri "monellucci" riuscì a procurarsi un pallone e cominciò a tirar calci rompendo scarpe e sopportando le sgridate dei familiari. Nel 1921 cominciò a lavorare nell’azienda paterna, fondata nel 1904, dedicando al calcio esclusivamente il tempo libero. Siamo, appunto, nel 1921 e Schiavio gioca nella Fortitudo e partecipa al campionato di promozione, nel girone A , gruppo emiliano. La squadra, che gioca sul terreno di via Maggiore, si fa valere, contro squadre come l’Ostiglia, la Forti e Liberi di Forlì ed il Faenza e il giovane Schiavio comincia a segnare gol a ripetizione.
A soli diciassette anni viene impiegato fra le riserve della prima squadra e messo a contatto con i vari Della Valle, Perin, Alberti, Baldi e Genovesi per fargli affinare il suo stile, a dire il vero, ancora acerbo. Il campioncino si fa notare spesso ed il tecnico Felsner decide di farlo debuttare in prima squadra: l’occasione capita alla vigilia d Natale del 1922 e l’avversario (prestigioso per l’epoca) è rappresentato dalla squadra austriaca del Wiener A.F.; la gara è amichevole e Schiavio ha l’occasione di farsi apprezzare dal pubblico dello Sterlino. Vincitore di quattro scudetti (1925, 1929, 1936 e 1937),
di due Coppe Europee (1932
e 1934) e del prestigioso Torneo dell’Esposizione a Parigi nel 1937.
Centravanti, fortissimo con la palla al piede, pericolo
numero uno per qualsiasi difesa; Giocatore eclettico per l’epoca, usciva
dagli schemi fissi, cambiando gioco all’improvviso, con eleganza e straordinaria
potenza. Grande dribbling, tecnica finissima, tiro micidiale. Nel 1924 un suo gol pose fine alla storica imbattibilità casalinga della Pro Vercelli, che durava da 11 anni; nel 1925 nello spareggio contro il Genoa, giocato a Torino e che entrò nelle cronache per i violenti scontri fra le tifoserie, segnò il gol del pareggio; nel 1929, a Roma, nello spareggio contro il Torino che regalò il secondo titolo al Bologna, dopo aver seminato quattro avversari diede il pallone a "Teresina" Muzzioli che segnò il gol della vittoria; nel 1933 un gol assolutamente fantastico, segnato alla difesa della Juventus, con avversari seminati come birilli ( che applaudirono stupefatti ) e pallonetto finale sopra la testa di Combi. Nel 1934 se ci fosse stata la possibilità delle sostituzioni
Schiavio, lasciato in campo infortunato, non avrebbe potuto segnare
il gol epico che diede all’Italia la finale contro la Cecoslovacchia
nei mondiali disputati nel nostro Paese. Ecco l’azione che rappresentò
per il campione rossoblu l’apice della sua carriera: Angelo Schiavio, come detto, continuò a giocare ed al contempo a seguire gli affari aziendali di famiglia; per lui non fu facile quindi mantenersi a certi livelli e più di una volta manifestò l’idea di ritirarsi dal mondo del calcio. A 32 anni, dopo aver vinto l’ultimo scudetto e vinto a Parigi, decise di abbandonare dopo aver fallito un gol facile, facile, contro la Lazio. Era il 17 ottobre del 1937. Intervenne, con sdegno, sui giornali, dopo la retrocessione
del Bologna in serie C; quella fu l’ultima, meravigliosa, azione del
più grande giocatore di tutti i tempi che abbia vestito la maglia rossoblu.
Gianfranco Ronchi (gronchi@iol.it)
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