Stagione 1998/99


Finisce la stagione 1998/99, l'ultima di questo secolo, la novantesima per il nostro Bologna. Domenica sera sarà un vero piacere applaudire questi ragazzi ed il loro tecnico, per l'impegno e, perchè no, per i risultati ottenuti.

Pur con rendimenti diversi tutti i giocatori hanno dato quello che avevano in corpo, senza alimentare mai polemiche, con tanta voglia di far bene nonostante molti di loro avrebbero potuto considerare Bologna una tappa di avvicinamento alla fine della propria carriera. Bravi davvero. E un applauso sincero vada anche a Carletto Mazzone, uomo per bene prima ancora che conoscitore di calcio. Nell'epoca della comunicazione lui, con le sue dita in bocca, con i suoi urlacci in romanesco, con le sue frecciatine (a volte incomprensibili), con i suoi "ahò", ha colorato tutto un percorso rossoblu, fatto anche di sogni.

Forse con questa stagione si conclude un ciclo; il primo dopo il ritorno in serie A, quello della cooperativa, ma anche di Kennet Andersson. Perchè di qua sono passati Baggio, Signori, ma in tre anni la costante è sempre stata la stessa: "il gigante buono". Marocchi, Fontolan, Andersson, Antonioli, Paramatti, Mangone, Kolyvanov e Nervo lo zoccolo di questo ciclo. Qualcuno di questi otto se ne andrà, ma fra dieci, venti anni, ci saranno dei Mike, dei Pignaca, dei Franchini, degli Antonello, che ricorderanno questa squadra come quella della cooperativa, quella con le palle, quella di Kennet. Ti ricordi, diranno, come lo criticavano? Ce ne fossero oggi come lui, aggiungeranno. Io, per conto mio, ho già nostalgia di questi ragazzi e devo godermi ancora il ritorno dello spareggio con l'Inter.

Leggo di Antonioli alla Roma; sono sicuro che non è vero, se lo fosse, ma anche se fosse solo stata pensata una cosa del genere, si tratterebbe della più grande cazzata che potremmo fare, in sede di campagna acquisti. Francesco è una sicurezza, in porta, fuori, nello spogliatoio, a fare la spesa, nel pagare la bolletta del gas, nei nostri cuori. Paramatti. Michele Paramatti; io chiedo aiuto alle altre memorie della lista, ma non ricordo un altro defenser forte come lui, in maglia rossoblu, negli ultimi 30 anni.

Non ho visto giocare Rota e Ballacci (terzini vecchia maniera), Pavinato e Furlanis, Tumburus (presente ai mondiali del Cile); ricordo bene Roversi e Cresci, Fedele e Bachlechner, Bellugi (mondiali del 78), Villa entrato in tutti i cuori. Paramatti difende in maniera egregia, ha giocato a destra, a sinistra, in centro; salta benissimo di testa, è corretto, ha un grande anticipo, segna moltissimi gol, alcuni dei quali vere e proprie perle balistiche.

Ricordo il gol alla Samp in rovesciata (mai visto un gol simile), quello al Marsiglia, quello di un giorno fa all'Inter, quello che ci ha fatto vincere a San Siro sempre con l'Inter, quello alla Juventus, alla Fiorentina (quello proprio gol non era, ma così è stato ancora più bello). Mi vengono in mente le sue lacrime nel dopo-Marsiglia, insomma una vera bandiera ed un immenso giocatore, un campione. I campioni dovrebbero giocare in Nazionale, ma lui giocando nel Bologna la maglia azzurra la può solo sognare. Là ci possono andare Mussi, Juliano, Pessotto, Carnasciali, Bergomi c'è stato una vita, Paganin è stato convocato un paio di volte, Costacurta, Benarrivo, anche Fresi. Loro sono sempre in vetrina, nelle prime pagine dei giornali, con le loro maglie della Juve, del Milan, dell'Inter, loro ci vanno in Nazionale. Michele no; lui salta nelle aree avversarie, cancella Baggio, cancella Denilson, Ravanelli, Totti, tutti quelli che gli passano davanti. Lui va e rimane solo in un posto, titolare inamovibile. Nel nostro cuore.

Gianfranco