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La sarcoidosi è una malattia ubiquitaria sebbene la sua incidenza possa variare nelle diverse popolazioni; parte di tali differenze può rispecchiare la diversità di accuratezza dei mezzi diagnostici nei diversi Paesi. Molti individui, inoltre, sono asintomatici e pertanto molti casi non vengono diagnosticati; ad esempio Iwai e coll. hanno descritto come nella popolazione giapponese la prevalenza calcolata sui riscontri autoptici sia circa 5 volte superiore a quanto evidente clinicamente (1).
La prevalenza della malattia è descritta come maggiore nei Paesi a clima freddo come l’Irlanda e i Paesi scandinavi; in Svezia è di 64 per 100.000 abitanti e fra le donne irlandesi che vivono a Londra di 200 per 100.000 (2). I valori appaiono minori nei Paesi a clima temperato come l’Italia dove la prevalenza è stimata in circa 10 casi per 100.000 (3) e in Catalogna, con una stima di 1,5 per 100.000 (4). Popolazioni con un basso tasso di incidenza sono gli eschimesi, gli indiani del Canada, i maori della Nuova Zelanda e quelle asiatiche (2). Negli USA la prevalenza è stimata fra i 2,8 e i 10,9 casi per 100.000 nei caucasici e fra i 7,8 e i 35,5 casi per 100.000 negli afroamericani (5, 6). In questi ultimi la malattia assume inoltre un decorso più grave. La prevalenza della malattia sembra essere inversamente correlata alla frequenza della tubercolosi, della lebbra e delle pneumoconiosi nelle diverse popolazioni (7, 8).
La sarcoidosi appare più frequente nelle femmine che nei maschi (1,5:1) (6) sebbene tale evidenza non sia stata confermata nella popolazione caucasica da un recente studio (1).
L’età di esordio più frequente è fra i 20 e i 40 anni ma pressocchè ogni età può essere colpita.
Sono stati osservati casi multipli in una stessa famiglia; la familiarità appare comunque avere un peso maggiore negli afroamericani che nei caucasici (9). La sarcoidosi mostra una correlazione statisticamente significativa con gli antigeni di istocompatibilità HLA A1, HLA B8 e HLA DR3 (10, 11, 12, 13).
Degna di nota è l’osservazione dell’aumento dei casi diagnosticati in inverno e in autunno (14). Alcuni studi mostrano un aumento, negli ultimi decenni, della incidenza (15) e della mortalità (16) per questa malattia. L’incidenza è peraltro descritta come stabile da altri autori (4 e 8).