Pietro Metastasio,il librettista settecentesco più famoso e musicato
I 
Felice Romani,uno dei più rinomati librettisti dell'ottocento
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LIBRETTISTI CELEBRI
ORIGINI E SEICENTO
 RINUCCINI OTTAVIO
(Firenze 1562-ivi 1621)
Poeta e librettista fiorentino.Di famiglia nobile fu il più colto artista della Camerata Fiorentina.Nel 1594 iniziò la stesura di quello che si può considerare il primo libretto d'opera:La Favola di Dafne,musicata alcuni anni dopo da Peri e Corsi.Per la corte dei Gonzaga di Mantova scrisse l'Arianna,nel 1608,messa in musica da Monteverdi."La sua poesia drammatica non aveva precedenti,pur riallacciandosi allo stile del Tasso e ancor più del Chiabrera e quindi del Marino(LB)" I suoi drammi pastorali,attinti dalla mitologia classica,aprirono la strada a tutta la librettistica successiva.I componimenti,in genere brevi,sono in versi sciolti,compostamente poetici e dotati di un fascino evocativo atto a suscitare la musica.
 CHIABRERA GABRIELLO
(1552-1637)
Poeta e librettista italiano,visse a Firenze al servizio dei Medici. Fece parte della Camerata Fiorentina,il circolo di artisti che diede vita al genere dell'opera lirica. Compose diversi lavori musicati dai primi operisti : Titoli principali:Il Rapimento di Cefalo (Caccini 1600),La veglia delle grazie (Peri 1615),Galatea (Orlandi 1617),L'Idropica (Monteverdi e altri 1608)
 STRIGGIO ALESSANDRO
(1573-1630)
Figlio dell'omonimo compositore e liutista mantovano (uno dei più abili strumentisti del cinquecento e creatore del madrigale dialogico,considerata una forma anticipatrice del melodramma) fu suonatore di viola,cantore e poeta.Scrisse per Claudio Monteverdi i testi della Favola di Orfeo (1607),Tirsi e Clori (1615) e il perduto Lamento di Apollo.
BUSENELLO GIAN FRANCESCO
(Venezia 1598-Legnaro 1659)
Era avvocato,come da tradizione paterna,ma i suoi interessi lettaari lo spinsero verso la nuova forma del melodramma.Il suo più celebre testo è lo splendido L'incoronazione di Popppea,musicato da Claudio Monteverdi nel 1634.Scrisse anche per il musicista Pier Francesco Cavalli:Gli amori di Apollo e di Dafne(1640), La Didone(1641),La Prosperità infelice di Giulio Cesare dittatore(1646)e La Statira(1655).Busenello ebbe un acuto senso realistico,venato di cinismo e satira,che gli permise di creare veri personaggi e non convenzionali maschere teatrali,un naturale talento per l'esattezza della parola e della sua sonorità,una precisa conoscenza delle possibilità dei compositori.Con i suoi libretti Busenello allargò il campo espressivo del melodramma.A lui,con L'incoronazione di Poppea, si deve il primo argomento storico e non puramente mitologico, dell'opera.
SETTECENTO
 ZENO APOSTOLO
(1668-1750)
Librettista italiano ,predecessore di Metastasio come poeta di corte a Vienna tra il 1818 e il 1729.Fu inizialmente storico,critico e creatore di una rivista letteraria.Il successo di un suo libretto,Lucio Vero del 1700,musicato da molti compositori dell'epoca (tra i quali Bononcini e Traetta) lo determinò a proseguire nella scrittura di libretti riformando il genere in base ai principi dell'Arcadia letteraria,rifacedosi agli storici greci e romani per i soggetti (Tucidide,Erodoto,Plutarco) ma anche alle tragedie di Corneille e Racine per la struttura e il linguaggio poetico.L'attribuzione agli eroi antichi di un linguaggio moraleggiante e le trame edificanti divennero un vero e proprio modello per tutto il settecento,come anche l'impianto formale dei suoi testi.Zeno semplificò infatti le trame barocche dispersive e spesso illogiche, ridusse gli atti a tre e limitò il folto numero di personaggi delle opere precedenti a sei-otto eliminando la compresenza di personaggi buffi accanto a personaggi seri, tipica del barocco; cercò una unità di azione e di tempo attorno ad un intrigo principale solitamente arricchito da una vicenda amorosa secondaria.Attribuì ad ogni personaggio una sua aria di sortita (di entrata) e altre arie secondarie ,iniziò una meticolosa caratterizzazione degli "affetti" e delle "passioni",secondo la casistica elaborata in quegli anni da Cartesio.Zeno si sforzò anche di far rispettare una certa verità storica nei costumi e nelle scene.La passione per la storia antica è testimoniata fra l'altro dalla sua grande collezione di monete antiche.Scrisse 36 libretti da cui furono composte circa 300 opere da compositori quali Caldara,Porpora,Haendel,Hasse,Pergolesi,Vivaldi,Galuppi,Paisiello,fino a Mercadante nel 1824 (I Nitocri),quindi ben oltre la morte di Zeno.Importanti restano le prefazioni ai libretti in cui Zeno da spiegazione delle proprie scelte stilistiche.
 METASTASIO, pseudonimo di TRAPASSI PIETRO (Roma 1698-Vienna 1782)
Fu verseggiatore precocissimo.A sedici anni sbalordì Gianbattista Vico improvvisando innanzi a lui quaranta ottave.Il suo pseudonimo fu suggerito dal suo maestro ,il poeta arcadico G.V.Gravina.
Stabilitosi a Napoli nel 1719,dove prese gli ordini minori,divenne amante di una celebrata cantante: Marianna Benti-Bulgarelli,detta la "Romanina" ,che lo spinse ad apprendere la musica con Porpora,per il quale scrisse successivamente diversi libretti.Il suo primo successo fu la Didone abbandonata,musicata da Domenico Sarro,andata in scena trionfalmente a Napoli nel 1724,naturalmente con la "Romanina" quale protagonista.
La Didone abbandonata fu musicata da settanta diversi compositori,questo a testimonianza dell'importanza di Metastasio nello sviluppo della librettistica.Succedette a Zeno come poeta di corte a Vienna,carica che mantenne fino alla morte.I suoi libretti furono musicati dai maggiori musicisti del XVIII secolo e persino del primo ottocento.Metastasio,considerato il più grande poeta del suo tempo e successivamente criticato e ridimensionato dai romantici,completò il disegno di Zeno di riformare l'opera lirica secondo i principi del secolo dei lumi.Eliminò gli eccessi scenici e narrativi,le trame intricate ed illogiche,non facendo ricorso al soprannaturale,se non quando parte integrante delle azioni mitologiche narrate,bandì sopprattuto la commistione di serio e buffo,creando il concetto stesso di opera seria (fatto che determinò d'altro canto lo sviluppo e il trionfo del genere buffo come creazione a se stante).Per contro utilizzò spesso il lieto fine per attenuare i sentimenti esasperati della tragedia,ma non solo per accondiscendere al gusto di un pubblico che voleva essere edificato e divertito ma non turbato,quanto per la sua piena adesione alla concezione illuministica che un mondo basato su principi chiari e razionali non può condurre che al bene universale.Dai suoi 40 testi furono tratte almeno mille opere,600 delle quali in Italia e le rimanenti a Vienna.I soggetti sono fondamentalmente mitologici o storici.Dal punto di vista della struttura Metastasio canonizza la differenza tra "aria",che esprime un momento riflessivo,di manifestazione di sentimenti (di ogni genere,dall'ira alla gioia,alla malinconia) e il "recitativo",in cui si svolge l'azione vera e propria.I suoi versi sono di grande bellezza,ma nonostante fossero a volte rappresentati anche senza musica,non vivono, senza questa,di vita propria.Le principali critiche rivolte a Metastasio furono di aver creato un teatro astratto,veicolo di idee più che di personaggi reali e di azioni e di attribuire il medesimo linguaggio piacevolmente pastorale a dei,eroi,e personaggi umili.I suoi principali libretti furono:Siface (1723),Didone abbandonata (1724),Catone in Utica (1728),Semiramide (1729),Alessandro nelle Indie (1729), L'Olimpiade (1733),La clemenza di Tito (1734),Attilio Regolo (1740),da molti considerato il suo capolavoro,Romolo ed Ersilia (1765),Ruggiero (1771)
Molti di questi libretti furono rimaneggiati da altri librettisti per esigenze varie.
Vale al pena di riportare il giudizio di Carlo Goldoni(1707-1793)che nelle Memorie da di Zeno e Metastasio:"L'Italia va debitrice a codesti due illustri autori della riforma dell'opera.Prima di loro non si vedevano in quegli armoniosi spettacoli altro che Dei e diavoli e macchine et elementi del meraviglioso.Zeno per primo credette che la tragedia si poteva rappresentar in versi lirici senza degradarla,che la si poteva cantare,senza indebolirla.Eseguì il suo progetto nel modo più gradevole per il pubblico,e nel pù glorioso per lui e la nazione sua.Nelle sue opere si vedono gli eroi come erano ,o per lo meno come ce li presentano gli storici,caratteri forti e sostenuti disegni sempre ben condotti;episodi sempre legati all'unità dell'azione:;stile maschio e robusto,le parole delle arie adatte alla musica del suo tempo.Se osassi fare dei confronti direi che il Metastasio ha imitato Racine nel suo stile,mentre Zeno ha imitato il vigore di Corneille.Il Metastasio che gli succedette,compì la perfezione di cui era capace la tragedia lirica:stile puro ed elegante,versi scorrevoli ed armoniosi,mirabile chiarezza nei sentimenti,un'apparente facilità che nasconde il duro lavoro della precisioneenergia commovente nel linguaggio delle passioni;ritratti,quadri,descizioni ridenti,morale dolce,filosofia insinuante,analisi del cuore umano,cognizioni sparse senza profusione e appicate con arte;arie,duetti o a dir meglio madrigali incomparabili,ora sul gusto di Pindaro,ora su quello di Anacreonte,che l'hanno fatto degno dell'ammirazione e gli son valsi la corona immortale che gli italiani gli hanno decretato e che gli stranieri non gli ricusano."
 BERTATI GIOVANNI (Martellago 1735-Venezia 1815)
Scrisse una settantina di libretti ,prevalentemente destinati ai teatri veneziani e di genere leggero.Si avverte l'influsso di Carlo Goldoni,da cui trae versi e dettagli oltre al gusto per una azione rapida e persuasivamente elaborata e per la critica sociale sottile ma incisiva.Il suo maggiore successo fu il libretto per l'opera di Cimarosa Il matrimonio segreto del 1792,ma anche il suo Don Giovanni ,musicato da Cazzaniga nel 1787,ispirò quello di Da Ponte per Mozart.Bertati andò a Vienna al seguito del musicista Galuppi e fu poeta di corte tra il 1790 e il 1794.Scrisse libretti anche per Paisiello,Anfossi,Päer
Zingarelli.
 DA PONTE LORENZO
(Ceneda 1749- New York 1838)
Il suo nome è indissolubilmente legato a Mozart . Per la sua importanza e la sua vita avventurosa gli dedichiamo uno speciale approfondimento.
Si chiamava in realtà Emanuele Conegliano e nacque ebreo a Ceneda, oggi Vittorio Veneto, nel 1749.Suo padre Geremia, conciatore di pelli, rimase vedovo con tre figli e, per sposare una giovanissima ragazza cristiana, si convertì insieme ai figli alla "vera religione".
I tre Conegliano assunsero il nome del Vescovo di Ceneda, Da Ponte, ed Emanuele addirittura ne assunse il nome, Lorenzo.All'epoca della conversione Lorenzo aveva 14 anni.Uscirono dal ghetto - e non deve essere stato facile per essi sia ripudiare la propria gente,sia essere accettati dalla comunità cristiana (tanto è vero che nelle sue Memorie, Da Ponte si dimentica di dire che era nato ebreo). Comunque il giovane Lorenzo entrò nel seminario locale, poi in quello di Portogruaro, dove nel 1770 prese gli Ordini minori e date le sue capacità di apprendere, la sua viva intelligenza, il suo interesse per le lettere, divenne insegnante di retorica e vicedirettore del Seminario. Leggeva i classici italiani e latini e cominciò a scrivere poesie.Nel 1773 fu ordinato sacerdote.In quello stesso anno trascorrendo qualche tempo a Venezia, la città più vivace, cosmopolita e ricca di distrazioni dell'epoca,si diede al gioco e a complicate avventure galanti, frequentando gli ambienti più "liberi" e spregiudicati della società veneziana. Nominato insegnante di "belle lettere" al Seminario di Treviso, stava facendo carriera passando in città sempre più importanti.Il suo spirito irrequieto lo spingeva però più della ricerca di una esistenza tranquilla perché scrisse un trattato"L'uomo per natura libero" che era chiaramente ispirato a Rousseau e questo gli costò , nel 1776, il bando dal risiedere a Treviso e dall'insegnamento da tutte le scuole della Repubblica di Venezia. Fu allora ospite nella città Serenissima di diversi patrizi, evidentemente incuranti delle rigidità delle autorità ecclesiasitche, di uno dei quali divenne segretario.Si fece conoscere nei salotti come improvvisatore di versi e strinse amicizia con Casanova e Gozzi.Una relazione con una donna sposata, con denuncia per adulterio, gli costò, nonostante la liberalità di Venezia, l'esilio per 15 anni.La condanna fu però emessa in contumacia, perchè nel frattempo Da Ponte era fuggito a Gorizia.Dopo miseria e nuovi amori, passò a Dresda dove collaborò col poeta di corte Caterino Mazzolà a lavori teatrali e strinse amicizie con personaggi colti ed influenti.Nuovi scandali lo indussero a trasferirsi a Vienna, una delle capitali della cultura del tempo, dove grazie alla raccomandazione di Mazzolà rivolta al musicista Salieri, conobbe Metastasio e nel 1783 fu nominato, dall'imperatore Giuseppe II, "poeta dei teatri imperiali" con un assegno di 1200 fiorini annui. Potrebbe sembrare una buona posizione, un punto d'arrivo, ma va considerato che nella società dell'epoca scrittori e musicisti non erano ancora, come nel successivo periodo del romanticismo, artisti liberi che tendenzialmente rispondevano solo al loro pubblico e alla propria creatività, ma erano considerati servitori, magari privilegiati, di nobili mecenati, il cui favore poteva essere molto aleatorio e incostante.Per vivere bisognava essere al servizio di qualcuno che poteva pagare, con tutti i rischi e i limiti, anche nell'espressione della libertà artistica, che questo comportava.Pena la miseria, come anche ad un genio come Mozart toccherà
In ogni modo il nostro Da Ponte azzecca diversi lavori per musicisti in voga (all'epoca la forma di teatro più richiesta era l'opera di stampo italiano) e si fa un nome.Vi erano però fazioni e partiti contrapposti in seno alla corte imperiale e al gruppo di sostenitori di Da Ponte, che comprendeva un ricco barone ebreo, si contrapponeva quello del poeta italiano Giovan Battista Casti, appoggiato dal Sovrintendente dei teatri imperiali. A casa del barone ebreo -evidentemente le proprie origini avevano un peso- Da Ponte conosce Mozart, altro spirito libero e in cerca di nuove espressioni artistiche e i due progettarono di fare un'opera basata sulla commedia, scandalosa e vietata a Vienna, Le mariage de Figaro, del francese Beaumarchais, che sbeffeggiava la nobiltà e contrapponeva i servitori ai nobili, facendo chiaramente emergere i primi.L'opera fu creata nel 1786 e si tratta di Le nozze di Figaro, un grande successo di pubblico, nonostante fosse eseguita solo per sei sere, per un sopravvenuto divieto della censura.Il teatro di Praga commissionò, sull'onda di questo successo, una nuova opera a Da Ponte e Mozart e nacque così il Don Giovanni. Da Ponte nelle sue Memorie, scrive che in quel periodo si trovava a stendere contemporaneamente tre libretti diversi, per Mozart appunto, per Salieri e per il musicista spagnolo Martin-y-Soler.Le tre opere ebbero un vivo successo e il nostro poeta era al culmine della fama, addirittura prevalse sul suo "rivale" Casti, che fu allontanato da Vienna. Divertente e rivelatore è quanto racconta Da Ponte nelle sue Memorie -scritte alla fine della vita e piene di omissioni ed "adattamenti " delle sue vicende esistenziali-circa la composizione del libretto del Don Giovanni: "Scriverò la notte per Mozart e farò conto di leggere l'inferno di Dante.Scriverò la mattina per Martini (così era italianizzato il compositore Martin y Soler) e mi parrà di studiare il Petrarca.La sera per Salieri e sarà il mio Tasso.Appena tornato a casa mi posi a scrivere.Andai al tavolino e vi rimasi per dodici ore continue.Una bottiglietta di tockai a destra, il calamaio nel mezzo e una scatola di tabacco di Siviglia a sinistra.Una bella giovinetta di sedici anni (ch'io avrei voluto non amare che come figlia) stava in casa mia con sua madre, c'haveva la cura della famiglia, e venia nella mia camera a suono di campanello, che per verità io suonavo assai spesso, e singolarmente quando mi pareva che l'estro cominciasse a raffreddarsi: ella mi portava or un biscottino, or una tazza di caffè , ora nient'altro che il suo bel viso, sempre gaio e ridente e fatto appunto per ispirare l'estro poetico e le idee spiritose."
Tra una scampanellata e l'altra, Da Ponte scrisse il libretto del Don Giovanni.L'opera fu un grande successo, sia a Praga nel 1787 sia l'anno successivo a Vienna. Comunque Da Ponte nelle sue Memorie non parla di Mozart in maniera approfondita, nè ci descrive il loro rapporto artistico e francamente non sembra coglierne il genio, per lui era un musicista come tanti, di valore, ma non diverso da Salieri o Soler. Per Antonio Salieri,compositore ben più stimato a Vienna di Mozart scrisse Il ricco di un giorno (1784),Axur re d'Ormus,Il talismano,Il pastor fido (tutti nel 1789).Per Martin y Soler invece scrisse Il burbero di buon cuore e Una cosa rara (entrambi del 1786).Gli intrighi di Da Ponte per mantenere in primo piano la sua ultima amante, il soprano Adriana Ferraresi Del Bene, stancarono perfino i suoi sostenitori e ormai egli era in bilico tra favore e discredito. Scrisse un altro libretto per Mozart, l'opera Così fan tutte, del 1789, originale nel soggetto e all'epoca ben poco compresa, ma alla morte dell'imperatore Giu seppe II, il suo successore, colpito da un libello scandalistico anonimo intitolato Anti-Da Ponte, che lo screditava pesantemente, lo licenziò nel 1791 (anno, tra l'altro della morte di Mozart). Lorenzo da Ponte si trasferì a Trieste, dove incontrò finalmente la donna che tenne poi sempre come moglie, ma che non poteva sposare giacchè era un prete, e dalla quale ebbe cinque figli.Era, guarda caso, una giovane ebrea inglese, Nancy Grahl, figlia di un commerciante, quindi benestante. Ma che poteva fare un Da Ponte in una città "provinciale" come Trieste, lui che era un poeta, un artista abituato ormai al fasto della corte? Progettò allora di trasferirsi a Parigi, ma, causa la pericolosità della situazione rivoluzionaria -erano stati arrestati Luigi XVI e Maria Antonietta - finì invece a Londra, presso amici cantanti - dopo alcuni tentativi di allestire spettacoli d'opera e concerti in Belgio e in Olanda - ove nel 1793 ottenne un posto come poeta nel Teatro Reale. Evidentemente Da Ponte aveva genio, se dovunque andava riusciva ad emergere,anche se un'irrequietezza gli faceva poi guastare tutto, amicizie, appoggi e lavoro.Invano si cercherebbe nelle sue ponderose Memorie della mia vita qualcosa che aiuti a capire, da Ponte da sempre la colpa alla sfortuna e ad intrighi altrui, non ammette mai errori suoi. In ogni modo rimane a Londra fino al 1805 e oltre a tradurre e riadattare libretti, fa un viaggio in Italia per ingaggiare nuovi cantanti per il teatro presso cui lavorava come poeta - nel viaggio ritorna a Ceneda per rivedere il padre-diviene uomo di fiducia e amministratore di un impresario teatrale.Dopo aver rotto con questi, tenta di fare l'editore e il libraio (pubblicando un lavoro poetico di Casti, suo vecchio nemico). Un gorgo di affari e debiti lo porta però ad una nuova crisi.Per sfuggire ai creditori Da Ponte nell'aprile del 1085 s'imbarca per l'America, dove in precedenza aveva già spedito Nancy e quattro figli. L'America nel 1805:un mondo nuovo per definizione, pieno di opportunità, senza pregiudizi e condizionamenti, anche se la vita doveva essere più dure rispetto al vecchio mondo.In ogni modo il nostro Da Ponte mostra tutta la sua multiforme inventiva: fa il droghiere a Filadelfia, l'insegnante di italiano a New York, il commerciante di medicinali ad Elisabethtown, il distillatore di liquori, l'impresario di trasporti a Sunbury, poi di nuovo l'insegnante di italiano a New York a partire dal 1821. Qui il nostro instancabile Da Ponte passa gli ultimi 17 anni della sua vita, si dedica ad insegnare e diffondere la letteratura italiana in una scuola che fondò appositamente (la Manhattan Academy).La nostra cultura era del tutto sconosciuta in America e grazie a lui cominciò ad essere divulgata.Ma il teatro ancora lo affascinava e Da Ponte fece anche l'impresario teatrale, ingaggiando compagnie di cantanti e musicisti in Europa e riuscendo a far rappresentare opere liriche per la prima volta a New York.Tra queste proprio il suo Don Giovanni, nel 1825.Nel 1833 riuscì persino a far costruire un teatro d'opera, che costò centocinquantamila dollari.Ma tutte queste attività, a dispetto dell'energia profusa dal Da Ponte risultarono sempre economicamente passive. Nel frattempo altri italiani si erano stabiliti a New York e tentavano di competere con lui nel campo dell'insegnamento e delle diffusione della cultura italiana, ne nacquero contrasti e un libello diffamatorio sul suo passato in Europa.Per questo certamente scrisse tra il 1823 e il 1827 le sue Memorie, in quattro volumi, in cui omise però molto di ciò che poteva metterlo in una luce sfavorevole.Pubblicò inoltre commenti alla Commedia di Dante e polemizzò con riviste che minimizzavano l'importanza dei classici della letteratura italiana. Nel 1931 perdette la moglie.Quando nel 1838 sentì avvicinarsi la fine, si riconciliò con la Chiesa, ma probabilmente nessuno in America sapeva della sua condizione sacerdotale, e morì quasi novantenne benedicendo serenamente allievi, nipoti ed amici radunati attorno al suo letto.I suoi funerali furono solenni, ma per un capriccio della sorte la sua tomba è andata dispersa e non se ne conosce l'ubicazione, esattamente come accadde a Wolfgang Amadeus Mozart.
INGLESI
 GAY JOHN (1685-1732)
Poeta,drammaturgo e direttore di teatro inglese.Scrisse il libretto di Acis and Galatea di Haendel (1731)ispirato al libro XIII delle Metamorfosi di Ovidio e alle sue riscritture da parte di Pope e Dryden.Scrisse inoltre i testi per le ballad operas : The Beggar'opera (L'opera del mendicante) e il suo seguito Polly, musicate John Christopher Pepusch.Le ballad operas consistevano in adattamenti di canzoni popolari e ballate organizzate in un insiemo organico che raccontasse una vicenda.The Beggar's Opera fu la prima opera musicale rappresentata al Covent Garden di Londra nel 1732.
FRANCESI
Cahusac Louis de
(Montauban 1706-Paris 1759)
Drammaturgo,enciclopedista e librettista francese.Scrisse le voci Ballet,Danse,Décoration e Opéra ,per L'Encyclopédie e pubblicò un libro sulla danza.Suo principale interesse fu la ricerca della fusione tra le diverse arti sceniche per creare l'opera d'arte perfetta,in questo precedendo Wagner di un secolo.Scrisse i testi per le opere di Jean Philippe Rameau Les Fétes de Polymnie,Les Fétes de L'Hymen et de l'Amour,Zaïs,Nasïs,Zoroastre,La Naissance d'Osiris,Anacréon e probabilmente Les Boréades (rappresentata dopo la sua morte).
ROMANTICISMO
 ANELLI ANGELO
(Desenzano 1761-Pavia 1820)
Lavorò essenzialmente per il Teatro alla Scala.Usò anche gli pseudonimi di Nicolò Liprandi e Marco Landi.Fu molto apprezzato nel genere comico.Fra i suoi libretti, il più celebre resta quello de L'Italiana in Algeri di Rossini (1813),ma scrisse moltissimo per compositori come Cimarosa,Mayr,Pacini,Paer,Zingarelli. L'Italiana è un gioiello di arguzia e di vivacità.Riprendendo il tema,caro al settecento,della "turcheria",mette in scena il personaggio di Isabella,irresistibile italiana che terrà testa e alla fine gabberà il ridicolo Mustafà,bey di Algeri.L'opera,scritta per la Scala quando Milano era occupata dall'esercito napoleonico,strizza l'occhio al nazionalismo patriottico che le vittorie napoleoniche sugli austriaci avevano suscitato negli ambienti liberali milanesi.Isabella canterà infatti:"Pensa alla patria,e intrepido il tuo dovere adempi! Vedi per tutta italia rinascere gli esempi d'ardire e di valor."
 BALOCCHI LUIGI
(Vercelli 1766-Parigi 1832)
Laureato in giurisprudenza,si dedicò fin da subito alla poesia e alla musica.Nel 1802 trasferitosi a Parigi fu direttore del Théatre Italien.Compose musica da camera e liriche su proprio testo.E' associato a Rossini per il quale scrisse i libretti de Il viaggio a Reims, Le siège de Corinthe (col librettista francese Soumet) e Moise et Pharaon (con Jouy).Scrisse anche Le nozze di Lammermoor (1829) dal romanzo di Walter Scott, per il compositore napoletano Michele Carafa.
 BARBIER, JULES
(Parigi 1822- id.1901)
Fornì ai compositori francesi numerosi libretti - parte scritti in collaborazione con Carré-tratti da lavori dei più grandi autori
della letteratura (Goethe,Dante,Shakespeare)traendone per lo più trame convenzionali ed evidenziandone particolarmente il lato sentimentale.Fra i suoi libretti :
per Gounod: Faust (da Goethe),Polyeucte, (dal Poliuto di Corneille),Philémon et Baucis,Roméo et Juliette (da Shakespeare);
per Meyerbeer: Le pardon de Ploërmel;
per Thomas:Mignon (dal Whilelm Meister di Goethe),Francesca da Rimini (da Dante),Hamlet(da Shakespeare);
per Offenbach:Les contes de Hoffmann (da racconti dello scrittore tedesco Hoffmann)
 BARDARI GIUSEPPE
(Napoli 1817-1861)
Scrisse un solo libretto,ma per un'opera celebre come la Maria Stuarda di Donizetti.Quando scrisse questo testo era solo diciassettene ed è certo che il compositore intervenisse in modo sostanziale nella stesura.In seguito Bardari divenne magistrato ma nel 1848 fu destituito per attività contraria al governo napoletano.
 BERIO DI SALSA FRANCESCO
(Napoli 1765-1820)
Marchese,si dedicò solo per diletto alla librettistica.Scrisse due testi per Rossini:Otello ossia il moro di Venezia,tratto non direttamente da Shakespeare,bensì da un testo del francese Doucis che aveva adattato e "migliorato" diverse opere del drammaturgo inglese e Ricciardo e Zoraide.
 BOITO ARRIGO
(Padova 1842-Milano 1918)
Fu compositore,librettista e critico musicale.Figlio di un pittore italiano e di una contessa polacca,studiò musica a Milano dove conobbe Franco Faccio, musicista e futuro celebre direttore d'orchestra,al quale fu legato da grande amicizia.Con questi si recò a Parigi per conoscere Victor Hugo che ammirava moltissimo.Qui Incontrò per la prima volta Giuseppe Verdi,musicista del quale non aveva un'alta opinione.Nel 1862 ,mentre pensava al Faust di Goethe e alla figura storica di Nerone come possibili soggetti operistici,scrisse per il Faccio il libretto dell'Amleto ovviamente tratto da Shakespeare.Di ritorno a Milano fu uno dei fondatori del movimento estetico-letterario detto Scapigliatura,una sorta di romanticismo in ritardo ispirato a Hugo e Heine,che rifiutava la tradizione italiana e inclinava fortemente al romanzo realista borghese.Boito attaccò violentemente Verdi sulla rivista della Scapigliatura,identificandolo con tutto il negativo della tradizione.Nel 1868 la sua opera Mefistofele -di cui scrisse musica e testo- fu un insuccesso clamoroso alla Scala.
Boito,deluso, si dedicò prevalentemente alla scrittura e alla traduzione di libretti,senza abbandonare però l'idea di proporre la sua versione del Faust di Goethe e il Nerone (tradusse tra l'altro in italiano Der Freischütz di Weber,Rienzi di Wagner,Russlan e Ludmilla di Glinka).Una revisione del Mefistofele ottenne un grande successo a Bologna nel 1875,ma Boito evidentemente insoddisfatto,continuò a modificare la sua opera nel 1876 e nel 1881. Compose i libretti per le opere La Falce di Catalani (1875) e La Gioconda di Ponchielli (1876) tratta da un dramma di Hugo e confezionato come un grand-opéra alla francese.Un suo cambiamento di opinione su Verdi lo fece avvicinare al musicista e divenire infine suo amico.Per lui Boito revisionò dapprima il libretto del Simon Boccanegra (ripreso nel 1881),poi scrisse i bellissimi libretti per le opere Otello e Falstaff,entrambi tratti da Shakespeare.Verdi dal canto suo incoraggiò Boito a continuare la composizione del Nerone, il cui libretto fu pubblicato nel 1907 ma che musicalmente non terminò mai.Come librettista Boito fu celebrato per la musicalità ,l'incisività dei versi,la modernità della scrittura.Come musicista a Boito è riconosciuta una certa grandezza,ma anche una discontinuità qualitativa.Come critico fu dapprima un fervente wagneriano,ma questo non gli impedì ad esempio di difendere Meyerbeer dalle stroncature di Wagner e l'inziale ostilità critica per Verdi si tramutò,come abbiamo visto, infine nel più proficuo sostegno al musicista di Busseto.
BOUILLY JEAN NICOLAS (La Coudraye 1763-Paris 1842)
Drammaturgo e librettista francese il cui nome è essenzialmente legato al dramma Léonore ou l'amour conjugale,scritto in origine per il musicista Pierre Gaveaux (1761-1825)e a cui successivamente si isprirarono opere di Ferdinando Paër (Leonora 1804), Johan Simon Mayr (L'amore coniugale 1805) e Beethoven col Fidelio (1805 ma successivamente rielaborato fino al 1814).Altro suo celebrato successo fu il libretto per l'opera di Cherubini Le Deux Journées (1800),riutilizzato da diversi altri compositori(Auber,Boieldieu,Mehul,Dalayrac,Weigl,Isouard,Aimon) e considerato da Goethe e Beethoven il libretto perfetto per eccellenza.Bouilly,giacobino convinto,esprime nei suoi libretti le convinzioni sociali progressiste circa la virtù naturali dell'uomo e la sua perfettibilità.
 CARRE' MICHEL ( Paris 1819-Argenteuil 1872)
Drammaturgo e librettista francese,scrisse per i principali operisti francesi della seconda metà dell'ottocento,spesso in collaborazione con Jules Barbier.A questa collaborazione si devono i testi delle celebri Faust,Mireille,Roméo et Juliette,per Gounod e ancora Hamlet e Mignon per Ambroise Thomas.Scrisse inoltre il lavoro teatrale dal quale fu ricavato il libretto dei Contes d'Hoffmann di Offenbach.Si firmava talvolta Jules Dubois.
 FOPPA GIUSEPPE
(Venezia 1760-1845)
Scrisse più di ottanta libretti,alcuni di genere serio ma in maggior parte commedie in cui si percepisce un doppio influsso dei lavori di Goldoni e della Commedia dell'arte.Foppa ha tuttavia una personale inclinazione sentimentale e semiseria che anticipa quello che succesivamente diventeràò un vero e proprio genere operistico.Tre libretti furono scritti per gli inziali successi di Rossini:L'inganno felice , Il signor Bruschino , Sigismondo.Nel genere serio si avvicinò al romanticismo.Scrisse il testo del Giulietta e Romeo musicato da Nicola Zingarelli (1796),uno dei primi adattamenti shakespeariani in Italia.
NOVECENTO
 ADAMI GIUSEPPE
(Verona 1878-Milano 1946)
Stretto amico di Puccini per il quale scrisse i libretti de La rondine , Il tabarro e,in collaborazione con Renato Simoni,Turandot.Curò il primo epistolario pucciniano (nel 1928) e scrisse due biografie del musicista.Fu critico teatrale e musicale (per il giornale veronese L'Arena),sceneggiatore cinematografico e commediografo.Suo è un successo dell'epoca ,la commedia Felicita Colombo,da cui fu tratto anche un film ne 1937.
 HOFMANNSTHAL HUGO VON
(Vienna 1874-Rodaun 1929)
Poeta,prosatore e autore teatrale viennese,caso unico nel novecento di scrittore importante e celebrato che dedicò una parte rilevante della sua arte (in senso qualitatio e quantitativo) alla composizione di libretti d'opera,che conservano un valore lettarario intrinseco e sono alla stesso tempo perfettamente adeguati alla composizione musicale.La sua stretta collaborazione con Richard Strauss produsse opere come Elektra (1906-8),Il Cavaliere della rosa (1909-10),Arianna a Nasso (1911-12),La donna senz'ombra (1914-17),Elena Egiziaca (1924-27),Arabella (1933). Hofmannsthal partecipò con Strauss alla fondazione nel 1917 del Festival di Salisburgo.Per il compositore austriaco Egon Wellewsz,studioso del barocco e musicologo, scrisse il libretto dell'Alkestis (Alceste) nel 1924.Esteta eclettico,poeta raffinato,Hofmannsthal illustra con decadente mestizia il crollo dei valori dell'impero austro-ungarico e il travaglio dell'uomo moderno di fronte all'instabilità dei valori tradizionali.
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